Cavalli d’Etiopia

Etiopia (uomo a cavallo amhara)_16

La storia che vi apprestate a leggere è frutto della fantasia dell’autore. Niente di quello che troverete è riconducibile alla realtà dei fatti. Però è bello pensare che le cose siano andate proprio in questo modo.

 C’era una volta, in un passato non troppo lontano, un cavallo etiope che per lunghi anni aveva servito fedelmente il suo padrone, accompagnandolo ovunque egli desiderasse, trasportando qualsiasi genere di peso. Un giorno che i due erano di ritorno da un mercato di paese incontrarono lungo il sentiero un branco di lupi affamati. Vista la disparità numerica, all’uomo non restava altra scelta che spingere il suo fedele cavallo al galoppo nella direzione opposta a quella dei nemici. Ma non ebbe nemmeno il tempo di girarsi che l’intero branco gli fu addosso, senza che potesse battere ciglio. Il cavallo scalciò e si dimenò, fece di tutto per difendere il suo padrone. In tutto quel vorticare di zanne e artigli, riuscì tuttavia a crearsi uno spazio di fuga e, senza farselo ripetere due volte, galoppò via. Quando furono abbastanza lontani da potersi considerare salvi, fu allora che l’uomo notò costernato la ferita che si apriva lungo l’arto posteriore della povera bestia. L’animale non solo si era battuto per difendere il proprio cavaliere dall’attacco nemico, ma era anche riuscito a portarlo in salvo, non curante del dolore lancinante che la ferita gli provocava. Stremato dalla battaglia e dalla lunga fuga, il cavallo si accasciò, esausto, al suolo. L’uomo realizzò immediatamente la gravità della situazione. Anche se il taglio si fosse rimarginato, anche se l’animale fosse riuscito a rimettersi sulle proprie zampe, non avrebbe mai più potuto correre al galoppo, tanto meno trasportare pesanti carichi. Gli artigli dei lupi erano affondati troppo in profondità, recidendo tendini e muscoli. L’uomo, in lacrime, estrasse il coltello e si avvicinò singhiozzante al suo fedele compagno. L’animale dall’altra parte lo vedeva avvicinarsi, l’arma in mano. Consapevole della sua imminente fine, chiuse gli occhi e abbassò il collo, sperando solo che tutto finisse il prima possibile. Ma ciò che si aspettava non avvenne. Non sentì nessuna lama penetrargli la carne. Quando alzò lo sguardo per capire cosa fosse successo, vide il coltello a terra e poco più lontano il suo padrone che si allontanava barcollante lungo il sentiero. Non aveva avuto il coraggio di affondare il colpo. In nome di quel legame che gli aveva sempre tenuti uniti, l’uomo si era rifiutato di dare la morte all’amico inerme.

Cosa successe dopo, cosa ne fu dell’uomo o del suo fedele destriero nessuno lo sa con certezza. Ancora oggi però, lungo le strade etiopi, vedrete decine di vecchi cavalli, dal manto ormai ispido e grigio, con zampe magre e malconce, fissare l’ignoto. Alcuni dicono che siano tutti figli di questa leggenda. Dicono che stiano aspettando il loro padrone, l’unico in grado di concedergli l’estremo saluto. L’unica cosa certa è che da quel giorno, dal giorno in cui l’uomo lasciò cadere la lama, nessun uomo etiope si è mai più azzardato ad uccidere un cavallo. Da quel giorno essi vagano liberi come l’aria, con un occhio sempre rivolto all’orizzonte.

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2 pensieri su “Cavalli d’Etiopia

  1. Ciao Riccardo,
    Mi sembra che la tua esperienza in questa missione si stia arricchendo giorno dopo giorno. La tua voglia di scoprire e soprattutto di capire questo mondo diverso dal nostro, e’ evidente. Davvero un bella esperienza.
    Molto carina la storia dei cavalli d’Etipia.
    Un caro saluto. Nunzio

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  2. È’ una favola bellissima, cosí bella da sperare che poss essere vera! Sei riuscito a commuovermi, e. credo sia una cosa bellissima x chi scrive, trasmettere emozioni è difficilissimo e straordinario allo stesso tempo! Ti seguirò!!! Continua mi raccomando, ciaoo Edi

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