Apri bene gli occhi…

“Apri bene gli occhi quando cammini lungo le strade di Addis Abeba. Non certo per sfuggire ai borseggiatori, quelli esistono ovunque, ma per evitare di precipitare dentro a un tombino aperto non segnalato. Dicono infatti che una volta dentro si sbuchi dall’altra parte del mondo, a testa in giù, proprio come accade ai personaggi dei cartoni animati…”

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Cara Addis Abeba,

ammetto di averci messo un po’ di tempo ma credo di essere riuscito pian piano ad innamorarmi delle tue mille contraddizioni. Ad esempio, ho imparato a sorridere dell’improbabile convivenza tra il caotico mercato delle capre, quello dei ragazzi scalzi pieni di polvere che sorvegliano le bestie, e il centro commerciale sorto appena accanto, che vede sfilare ogni giorno portafogli stracolmi e minigonne troppo corte. Pensa che addirittura mi sono lasciato cullare dal flusso irregolare dei tuoi minibus, gli stessi che inglobano e rigurgitano persone con impressionante facilità e ho finalmente capito che ciò che davvero conta qui non è dove andare ma semplicemente continuare a muoversi. Altre volte, di notte, sono stato sul punto di sedermi accanto ai senza tetto che se la ridono intorno ad un fuoco improvvisato, sotto il ponte della ferrovia che spacca in due le tue strade, simbolo di modernità per molti, della fine di un’epoca per altri. Altre ancora mi sono trovato a fissare quella ragazza, che di prima mattina, all’ingresso del suo piccolo negozio di abbigliamento femminile, scambiava rilassata due parole con il mendicante mutilato, che si era trascinato nella sua direzione con la sola forza delle braccia. Intanto, il macellaio, poco a lato, puliva minuzioso il quarto di mucca attaccato al gancio, e già una piccola folla si avvicinava, silente, sperando di potersi accaparrare il taglio migliore. E poi i bambini, a centinaia, che si offrono di lustrarti le scarpe. Tutto ciò che possiedono è una vaschetta d’acqua e una spazzola usurata. Non sai da dove sbucano, non sai dove vanno.

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Abitando qui, cara Addis, ho capito cosa intendeva Ryszard Kapuscinski quando scriveva che l’Africa non esiste. Ma ciò che realmente ho capito è che a non esistere è il mal d’Africa: questa invenzione tutta occidentale di chi è fiero di farsi ritrarre insieme ai bambini, solo per potersi convincere di aver cambiato le cose. La vera ragione per cui a noi occidentali piace tanto l’Africa sta tutta nel fatto che non siamo obbligati a starci per sempre e possiamo ritornarcene a casa quando ci pare. Ci piace tanto perchè ci strappa dalla nostra deprimente mediocrità e ci fa riaffiorare in superfice galvanizzati, valorizzati. Ciò che invece esiste ed è reale sono i mali dell’Africa; tanti, tantissimi. Io ho avuto la fortuna di incontrarne qualcuno e poterlo raccontare. Non risolvere, non ho questa presunzione. Dall’altro lato ho conosciuto però uomini e donne che ce la mettono tutta per farlo. Con una passione disinteressata. Senza far parlare di sè. Operando in prima persona, senza delegazioni o ritorni d’immagine.

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Cara Addis Abeba, stando qua ho imparato a convivere con l’imprevisto, i repentini cambi di programma e la rimodulazione del tempo. Ho imparato a sentirmi diverso e a lottare per sfuggire all’etichettatura che vede il bianco come la fonte di ricchezza per eccellenza, colui che deve essere rispettato e adulato. Viviamo in una società che ci accompagna verso la catalogazione, subdola e irrefrenabile. Stare qui con te mi ha svincolato da quello schiavismo mentale contro cui si batteva Bob Marley in tempi non troppo sospetti.

Cara Addis, tu che all’inizio mi spaventavi con le tue vie troppo buie ora mi hai insegnato a camminare a testa alta ovunque io mi trovi proprio per quella strana idea che non sempre la strada più illuminata è anche la più sicura. Comunque, una volta, non ricordo quando, qualcuno mi ha detto: “apri bene gli occhi quando cammini lungo le strade di Addis Abeba. Non certo per sfuggire ai borseggiatori, quelli esistono ovunque, ma per evitare di precipitare dentro a un tombino aperto non segnalato. Dicono infatti che una volta dentro si sbuchi dall’altra parte del mondo, a testa in giù, proprio come accade ai personaggi dei cartoni animati.” Cara Addis, prima o poi arriverà anche il mio turno di buttarmici dentro. Non so ancora quando ma te lo farò sapere.

Ora però ti lascio, avrai molto di meglio da fare che ascoltare un sognatore.

Un abbraccio,

R.

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Un pensiero su “Apri bene gli occhi…

  1. Ciao Riccardo! Grazie per gli ottimi articoli coi quali ci hai fatto conoscere tanti aspetti e peculiarità di un paese che ignoravamo. Articoli nei quali si parlava della “vera” Etiopia, dei suoi abitanti, delle sue contraddizioni e di tanto altro ancora… In bocca al lupo per tutto!
    F.

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