Parla Carlotta Pioli, responsabile progetti Parma per gli Altri

Carlotta Pioli, 26 anni, laureata in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è attualmente la Responsabile Ufficio Progetti per conto di Parma per gli Altri ONG. Da sempre vicina al mondo della cooperazione, prima di subentrare ufficialmente negli uffici dell’associazione parmense ha maturato maggiore consapevolezza ed esperienza nel settore grazie a un periodo di volontariato in Uganda.

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Carlotta, Parma per gli Altri vanta un’esperienza pluriventennale nelle regioni a sud di Addis Abeba, in Etiopia. Parlaci dei principali progetti in cui l’associazione è coinvolta.

Parma per gli Altri promuove lo sviluppo delle comunità beneficiarie affrontando quante più criticità possibili. Ha un approccio multisettoriale, intende cioè differenziare il proprio ambito d’intervento sulla base delle esigenze di volta in volta riscontrate. Nel fattuale, nel 1995 è stata portata a termine la clinica di S.Maria a Shellala, che rappresenta tutt’oggi un punto sanitario fondamentale per gli abitanti di svariati villaggi. Dal punto di vista scolastico, per far fronte alla carenza di strutture e materiali, sono state costruite numerose aule, tutte dotate di attrezzature consone all’insegnamento e all’apprendimento. Stiamo inoltre promuovendo attività generatrici di reddito a vantaggio delle donne: catering, formazione come parrucchiere, attività di recupero e raffinazione della cera d’api, coop di donne dedite alla tessitura. Tutto questo per tentare di svincolare la donna da quell’elevato grado di dipendenza economica che la circoscrive unicamente al ruolo di madre e di dispiego delle faccende domestiche.

Per mettere in campo un tale impegno bisogna conoscere profondamente il territorio e le sue dinamiche sociali. Come ci riuscite?

Tutto nasce dalla volontà di riuscire ad instaurare un rapporto di fiducia e di reciprocità con le comunità coinvolte, improntato all’accettazione e all’arricchimento reciproci, in modo continuativo e prolungato nel tempo. Ogni intervento è appositamente studiato e calibrato attraverso una progettazione frutto della volontà di dare risposte concrete a necessità realmente riscontrate.

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Nella seconda metà di marzo 2015 tu e il presidente di Parma per gli Altri, Luigi Bontempi, avete condotto una missione nei territori coinvolti nella progettualità associativa. Sono state due settimane intense, non è vero?

 Senz’altro. È sceso con noi anche un elettricista volontario che ha eseguito un monitoraggio all’impianto elettrico del villaggio di Shellala. In particolare l’obiettivo della missione era quello di concludere il primo progetto avviato con la regione Emilia-Romagna (RER I, filiere agroalimentari per lo sviluppo integrato di aree rurali in Etiopia), che ci vede come associazione capofila. Nello specifico è stata realizzata una giornata di formazione con apicultori e donne, in parte di carattere teorico-pratico sulle rispettive discipline e in parte sulla gestione delle coop. A Shellala, si sono tenuti alcuni momenti di confronto con le coop di apicultori e donne per approfondirne la condizione attuale e far emergere eventuali necessità. Inoltre sono stati visitati alcuni compound scolastici che saranno presto oggetto di ampliamento o ristrutturazione. Infine ad Hosanna, la città di riferimento dell’area, abbiamo incontrato le ragazze beneficiarie del progetto finanziato dalla Fondazione Rita-Levi Montalcini (Formazione di infermiere e ostetriche di aree rurali in Etiopia), abbiamo visitato il college nel quale studiano e gli alloggi dove risiedono per verificare che tutto si svolgesse come da accordi.

Carlotta, hai parlato di un progetto che intercorre tra la vostra associazione e la Regione Emilia-Romagna. Si tratta di un rapporto destinato ad estinguersi?

No, tutt’altro. È già stato sottoscritto il RER II, che prevede lo sviluppo di filiere agroalimentari in aree rurali del Dawro Konta, a sud-ovest di Hosanna, e nel Borena, nella regione dell’Oromia. In particolare, durante l’ultima missione, è stata nostra premura sottoscrivere l’accordo di collaborazione con i Frati Cappuccini (controparte locale nella regione del Dawro-Konta), realizzando, tra le altre cose, una giornata introduttiva di formazione con apicultori e donne beneficiari. Nel corso della missione abbiamo lavorato alla Rete dei Mieli confrontandoci sullo stato necessità delle comunità coinvolte per pianificare il cronogramma delle attività del 2015.

Riccardo Vincenzi

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Modena Cooperazione

Pubblicato il primo numero del 2015 della rivista Modena Cooperazione, il periodico che dà voce alle comunità di stranieri residenti a Modena e provincia, nonchè alle numerose associazioni di volontariato del settore della cooperazione internazionale. Ritirate una copia gratuita in tutte le biblioteche, centri culturali, centri di aggregazione e scuole della provincia.

M.C.

“Non possiamo mollare. Malgrado le restrizioni economiche non vogliamo arrenderci.” Questo il motto che accompagna il primo numero del 2015 di Modena Cooperazione. Troppa è la voglia di portare avanti un progetto che resta del tutto unico in Italia, che dà voce alle realtà di cooperazione internazionale e alle comunità di stranieri residenti a Modena e provincia. La rivista si pone, ancora una volta, come strumento di comunicazione privilegiata di chi altrimenti rimarrebbe senza voce, relegato ai margini di una società che preferisce sottrarsi all’approfondimento e alla conoscenza del diverso. Le associazioni di volontariato di cooperazione internazionale modenesi si muovono proprio in questa direzione, operando da anni in più di 60 paesi a Sud del mondo e interfacciandosi continuamente con la realtà migratoria locale. Modena Cooperazione è da considerarsi dunque come il cardine comunicativo delle 120 associazioni distribuite su 32 comuni in tutta la provincia, 58 associazioni nella sola Modena. Un bacino d’incontro e informazione che fa della condivisione e della coopartecipazione i suoi valori fondanti. Ancora una volta il Tavolo di Cooperazione del Comune di Modena è riuscito a radunare le molteplici anime che lo compongono indirizzandole verso una prospettiva corale, frutto di un’ampia riflessione e di una convergenza d’intenti.

Nell’anno di Expo 2015 si è deciso di partire dedicando ampio spazio al tema della nutrizione vista con occhi globali, di chi si interfaccia tutti i giorni con la diversità, anche gastronomica. Troverete però anche alcune pagine illustrative dei principali progetti delle associazioni impegnate in prima fila alla realizzazione della rivista, senza tralasciare la sezione “Conosciamoci” che in questo numero presenterà le comunità dell’Africa occidentale di Modena riunite sotto l’unica bandiera del progetto “Africa Renaissance” e del suo presidente nigeriano Stanley Osunde.

 Riccardo Vincenzi

Emilia chiama Etiopia. Ancora. Sempre.

L’esperienza che mi ha portato a trascorrere quattro mesi in Etiopia può considerarsi conclusa. Fisicamente. Nel senso che probabilmente, almeno per un po’ di tempo, non tornerò laggiù. Ciò che però non deve considerarsi concluso è il percorso che mi ha avvicinato, per i casi più improbabili della vita, al mondo della cooperazione internazionale.

Quando i primi di settembre dello scorso anno mi sono ritrovato catapultato tra le strade di Addis Abeba non pensavo di poter resistere più di una settimana. Alla fine non me ne volevo più andare. Sta tutto nel saper vedere. Crediamo di poter vivere per sempre barricati dietro ai muri delle nostre sicurezze, delle piccole certezze quotidiane, delle facili deduzioni, degli indici puntati. Non ci rendiamo conto che facciamo tutto ciò non tanto per la paura di scoprire cosa ci possa essere dietro a quei muri, ma soprattutto per la comodità delle nostre scelte. Sentirci migliori degli altri è a volte l’unica ragione per sentirci davvero vivi e importanti. L’unico modo per dare sfogo ad una soggettività repressa.

Modena per gli altri, Parma per gli altri e la Regione Emilia Romagna mi hanno dato la possibilità di sentirmi diverso, a disagio e inevitabilmente compromesso. Tutte accezioni negative direte voi. Nell’immaginario comune forse lo sono davvero. Certe esperienze ti cambiano dentro, fanno rivalutare certe posizioni e abbattono, piano piano, proprio quei muri di cui parlavo sopra. Cancelliamoci dalla testa, che noi, cooperanti volontari nei paesi del terzo mondo, possiamo cambiare le cose. Le uniche cose che cambiano sono dentro di noi. Dici niente. Se non capiamo prima di tutto noi stessi cosa significa parlare di multiculturalità e integrazione, se non viviamo, almeno in parte, il dramma della migrazione, come possimo permetterci di diventare testimoni positivi di una comunità mondiale in continua trasformazione?

Per queste ragione, a partire dalla mia piccola vicenda etiope io desidero portare avanti questo blog. Non per me, non questa volta, ma a nome di quelle associazioni che si fanno promotrici di progetti di piccola portata ma di altissima valenza strutturale e di significato. Parlo di Moxa (Modena per gli altri) e Parma per gli altri, piccole realtà che esistono solo grazie all’altruismo della gente, figlie di un aiuto libero e disinteressato. Io sono stato nei luoghi e nelle sedi dove questo aiuto si trasforma in concretezza, in progetti agro-alimentari, in sanità e istruzione. Io ci sono stato e posso testimoniare la bontà di questo operato. Vorrei dunque che questo blog diventasse luogo privilegiato di chi si sente parte di una comunità globale libera da barriere. Di chi ha viaggiato e vorrebbe scrivere qualche pensiero, di chi non ha ancora potuto farlo e si limita a spaziare con la mente dando sfogo a desideri. Di chi ha voglia di dire qualcosa che qualcun’altro non ha la possibilità di dire. Certamente lo sguardo privilegiato rimarrà puntato verso l’Etiopia e le realtà di cooperazione legate ai progetti di Modena e Parma per gli altri, ma senza mai perdere di vista l’idea verso la quale tutti, spesso inconsapevolmente, ci identifichiamo: quella di essere culture dinamiche, come appare ora nell’intestazione del blog, culture in movimento.